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La Campania tra le prime regioni d’Italia per numero di startup innovative

Green, ecosostenibili e tecnologiche. L’obiettivo primario delle startup campane: l’ambiente. Ne parliamo con Massimo Varrone Responsabile incubatore presso Campania Newsteel

Luca Genovese

Postato il: 01-Dec-2021

1) Buongiorno Massimo, la ricerca scientifica, il trasferimento tecnologico ed l'open innovation rappresentano alcuni dei principali drivers strategici per lo sviluppo competitivo del sistema produttivo del nostro Paese.

 

Come nasce Campania NewSteel e quale è la mission che si propone di portare avanti all'interno dell'attuale ecosistema dell'innovazione regionale?

 

Massimo: Campania NewSteel nasce da una circostanza fortunata, un'opportunità di matrice normativa connessa al decreto crescita 2.0 che ha posto le basi per la certificazione degli incubatori.

L'incubatore di Città della Scienza sin dalle origini della norma si candidava ad acquisire questo status ma risultava carente rispetto al parametro della forma giuridica di natura privatistica. Si è ovviato a questa criticità scorporando l'incubatore da Città della Scienza e dando vita a una Newco che, a quel punto, ha registrato l'ingresso nel capitale da parte dell'Università degli studi di Napoli "Federico II" che ha identificato in questa operazione strategica un passaggio importante nella sua azione di rafforzamento della terza missione e confermando in buona sostanza anche l'assioma dominante secondo il quale un passaggio fondamentale per l'amplificazione della competitività del nostro paese passi inevitabilmente nell'azione di trasmissione dei findings della ricerca nei gangli aziendali.

 

Questo passaggio inevitabilmente vede come protagoniste, in via diretta o indiretta, le startup e gli spin off, in particolare con la possibilità di creare complessi aziendali basati su brevetti a loro volta sviluppati su attività laboratoristi accademiche. E' questo il ciclo virtuoso, a cui oggi, a distanza di cinque anni dalla costituzione di Campania NewSteel, sento che abbiamo dato un contributo significativo.

 

2) Negli ultimi 5 anni in Campania si è registrato un boom di nascite di startup innovative tale da proiettare la nostra regione al terzo posto nella geografia dell'innovazione del nostro Paese.

 

Quali sono gli elementi che, a tuo avviso, hanno permesso alla Campania di diventare un vero e proprio HUB dell'Innovazione e di generazione di startup e spinoff?

 

Massimo: Io credo che questi strepitosi risultati siano frutto di una serie di fattori coincidenti, una sorta di irripetibile congiunzione astrale, tendenzialmente legata soprattutto, come spesso accade, al livello qualitativo delle persone che, contemporaneamente, ha assunto ruoli decisionali verticistici all'interno di organizzazioni fortemente orientate all'innovazione.

 

E' innegabile che intestare un Assessorato Regionale a un tema esplicito come quello dell'innovazione, dell'internazionalizzazione e delle startup e attribuirlo a chi ha sempre lavorato con queste tematiche ha di fatto acceso un faro e individuato delle priorità strategiche che hanno facilitato il dispiegarsi di energie per troppo tempo rinvenibili solo come potenzialità.

 

Sempre connesso alle caratteristiche umane è la circostanza, inusuale, che queste organizzazioni spesso di natura variegata abbiano cominciato a lavorare in stretta collaborazione, facendo massa critica e finalmente agevolando l'emersione del contesto anche in ottica sovraregionale, nazionale o internazionale, al punto da diventare attrattive per players dell'innovazione apicali a livello planetario, vedi Apple, e instaurando in questo modo un effetto emulativo che ha premiato sia in una logica top - down che in quella bottom up.

 

3) Guardando, invece, agli ambiti applicativi il focus prevalente sembra si stia spostando sui temi della sostenibilità, dell'efficienza energetica, dell'economia circolare e delle fonti rinnovabili come confermato anche dai dati registrati in occasione dell'ultimo avviso della Regione Campania.

 

Riscontri anche tu questa tendenza nell'ambito delle startup incubate all'interno di Campania NewSteel? Potresti descriverci alcune realtà imprenditoriali che si sono particolarmente distinte per livello di innovatività in tali ambiti applicativi?

 

Massimo: E'innegabile che il tema della sostenibilità sia diventato dominante, criterio informatore prioritario anche nei processi di creazione di impresa, senza perdere per questo il carattere di dimensione trasversale, culturale, in qualche modo sovrasettoriale, che è la chiave di lettura che abbiamo fatto nostra all'interno dei processi di selezione e accelerazione delle nostre startup.

 

In questo quadro abbiamo anche sottoscritto una partnership gratificante e sfidante con ENI Joule, la scuola di formazione imprenditoriale del campione energetico nazionale, al cui interno abbiamo avuto il piacere di accelerare ResourSEAs, la startup palermitana che promuove un ciclo integrato che utilizza l’acqua di mare per produrre acqua deionizzata, sale, materie prime di valore ed energia e poi premiata direttamente dalle mani del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

 

Altre progettualità sono nate all'insegna della sostenibilità e dell'efficienza energetica; è certamente il caso di Carpitech che ambisce a garantire la perfetta tracciabilità dei campioni biologici all'interno del complessivo sistema sanitario assicurando i trasferimenti degli stessi tramite droni o chi, come DG Twin, è impegnata in progetti di ricerca e sviluppo lungo due diverse traiettorie: la prima finalizzata alla realizzazione di sistemi per la gestione della potenza propulsiva elettrificata, la seconda orientata allo sviluppo di sistemi di controllo per l’integrazione ottimale delle fonti rinnovabili negli impianti di cogenerazione e accumulo di energia. Chiudo citando Wolffia, compagine giovanissima che ha posto in essere una piattaforma on-line destinata ad aiutare le aziende manifatturiere che lavorano materiali compositi, in gran parte appartenenti al settore aerospaziale, a risolvere il problema dello smaltimento degli sfridi di produzione in modo alternativo, reinserendoli sul mercato ad un costo vantaggioso, per altre aziende, università e centri di ricerca, il tutto avverrà attraverso l'ausilio di un magazzino intelligente.

 

 

4) Dal tuo osservatorio privilegiato hai avuto modo di vedere nascere, crescere, scalare o fallire in questi anni diverse realtà imprenditoriali. Potresti indicarci quali sono, nella tua esperienza, i principali fattori critici alla base del successo di una startup e gli errori più frequenti che, invece, hai visto commettere?

 

Massimo: La casistica a mia disposizione sembra esprimere una verità incontrovertibile: il successo della startup dipende quasi esclusivamente dal capitale umano disponibile all'interno dei suoi founders, i quali devono esprimere una profonda conoscenza tecnica (nel mio caso sono favorito dall'estrazione accademica di una percentuale considerevole delle compagini che seguiamo) ma che va accompagnata dalla disponibilità a investire fattori di propria pertinenza e segnatamente tempo e (in misura meno rilevante) soldi.

 

Chi può mettere sul piatto della bilancia sin dal momento iniziale la disponibilità a impegnare questi fattori ha davvero la possibilità di vedere davanti ai propri occhi un processo di nascita e consolidamento della propria creatura imprenditoriale. Le startup di successo non sono appannaggio dei turisti dell'imprenditorialità.

 

 

5) Il successo di una startup dipende da un mix di elementi: visione strategica, competenze tecniche ma soprattutto elevate capacità di execution. In linea con tale scopo, nel corso degli ultimi anni stiamo assistendo ad un crescente ricorso a figure di Temporary e Fractional Manager in grado di accompagnare le startup nelle fasi di crescita e sviluppo.

 

Come valuti tali "formule di accompagnamento manageriale" anche alla luce delle misure agevolative del MISE, Invitalia e Simest che mirano a favorire l'introduzione in azienda di figure come l'Innovation Manager e il Temporary Export Manager?     

 

Massimo: Ne sono assolutamente favorevole. Noi stessi in alcune circostanze spingiamo per l'adozione di soluzioni organizzative di questo tipo, anche se non sempre il contesto sembra maturo per questi percorsi.

 

Occorre lavorare moltissimo sulla certificazione delle professionalità acquisibili con queste formule perché imprenditori vulnerabili, come per definizione sono gli startupper, non possono permettersi di sbagliare e devono essere assistiti da un grado di fiducia certamente massiccio nell'abbracciare queste ipotesi gestionali. Credo che anche il ruolo di incubatori e acceleratori possa svilupparsi come fattore garante al fianco degli startupper.

 

E' altrettanto vero però che i casi di startup completamente eterodirette e, alla fine, non conflittuali, si contano sulle dita di una mano e sono legati a imprenditorialità molto visionarie, che delegano la fase di execution per avocare a se soprattutto la guida strategica.

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