Back Business plan

Il Business Plan e il ruolo dell’advisor.

I principali errori commessi dagli imprenditori.

Alfonso Riccardi

Postato il: 11-Dec-2018

Una delle principali attività di advisory in corporate finance è rappresentata dal supporto agli imprenditori nella redazione del business plan, generalmente nell’ambito della predisposizione di un documento più articolato, costituito dall’Information Memorandum.

 

Il business plan è un fondamentale strumento di pianificazione e programmazione operativa delle attività aziendali ma, spesso, proprio nell’ambito della sua preparazione, emergono numerose criticità.

 

 

 

 

In effetti, il business plan, pur avendo un’irrinunciabile funzione interna (va redatto non solo nelle fasi di startup e nelle vicende straordinarie, ma per fornire una guida strategica e valutare la bontà di determinate scelte strategiche e linee di sviluppo, definendo benchmark

per valutare i risultati futuri e consentendo, nella pratica, di realizzare l’attività di controllo), viene spesso considerato dagli imprenditori solo un “documento burocratico” da presentare per istruttorie di finanziamenti bancari, per operazioni di equity o per avere accesso a bandi per finanziamenti pubblici.

 

 

 

Così operando, il business plan viene considerato solo per la sua funzione esterna (sostanzialmente, per il reperimento di capitali) ma, in tali situazioni, diventa un “puro esercizio numerico” di scarsa validità.

 

In particolare, quando il business plan è considerato solo un documento burocratico, viene redatto generalmente con numerosi errori, i più frequenti dei quali sono i seguenti:

 

-     omissioni, errori e contraddizioni nei dati;

-     analisi insufficiente del settore e dei concorrenti;

-     vaghezza del piano degli investimenti e del loro timing;

-     obiettivi produttivi non compatibili con i vincoli tecnologici;

-     obiettivi commerciali non realistici;

-     previsioni economico-finanziarie troppo ottimistiche, ad esempio rapporti ebitda/ricavi significativamente divergenti dai risultati medi del settore e/o dai risultati storici   dell’azienda.

 

Fondamentale, invece, affinché un business plan sia redatto correttamente, è assicurare la coerenza interna (tra gli obiettivi definiti e le risorse già disponibili o che saranno rese disponibili nel periodo di piano) ed esterna (tra gli obiettivi definiti e le condizioni micro e macro dell’ambiente di riferimento dell’impresa).

 

È necessario, in altri termini, che il business plan si basi su ipotesi ragionevoli, verosimili e riscontrabili e contenga informazioni veritiere, accurate e improntate su criteri di prudenza; è la solidità delle ipotesi a conferire attendibilità ai risultati attesi; in assenza di ipotesi valide, infatti, il business plan è solo uno sterile esercizio numerico.

 

Ad esempio, la mancata conoscenza, da parte di startupper o titolari di PMI, dell’ammontare delle esigenze finanziarie del piano, dei concorrenti o del timing del piano di investimenti rileva soprattutto come segnale dell’assenza di ipotesi valide e di ragionamenti solidi alla base della definizione delle stime sui risultati prospettici.

 

Ed è proprio in situazioni di questo tipo che la presenza di un advisor diventa necessaria e imprescindibile, poiché garantisce agli imprenditori la possibilità di:

 

-     confrontarsi con consulenti competenti per l’individuazione di una valida strategia di sviluppo, in grado di guidare l’attività                    aziendale nel rispetto di condizioni di efficacia ed efficienza;

-     verificare ex-ante la convenienza di eventuali azioni del piano, evitando errori;

-     definire stime ragionevoli e calcolare con attendibilità le esigenze finanziarie del piano di sviluppo;

-     predisporre la documentazione adeguata per presentarsi a potenziali partner finanziari;

-     migliorare la reputazione dell’impresa con la totalità dei suoi stakeholders.

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