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3d printing: evoluzione produttiva, rivoluzione strategica.

Come le stampanti 3d si affiancano ai modelli manufatturieri tradizionali, ma impongono un cambiamento radicale delle strategie e degli assetti organizzativi.

Diego Mensitieri

Postato il: 22-Nov-2019

È convenzione comune che la stampa 3D comporterà una rivoluzione dei modelli manufatturieri soltanto nei prossimi anni, quando il costo unitario di produzione si ridurrà ed aumenterà la velocità di produzione.

Al contempo, l’affiancamento della tecnologia 3D alle linee di produzione presenti da impulso alla necessità di cambiare approccio ai mercati con necessaria rivoluzione dei modelli di business.

 

Fino a pochi anni fa, la stampa 3d è stata utilizzata per applicazioni prototipali e piccoli oggetti di plastica o tessuti speciali.

La produzione era però limitata da costi unitari di prodotto elevati ed era quindi a basso valore aggiunto.

Le stampanti 3D più moderne sono invece capaci di replicare strutture complesse che le tecnologie di produzione convenzionali non sono in grado di produrre se non a costi elevatissimi. Inoltre, i materiali di stampa variano dalle plastiche a quasi tutti i metalli.

 

  1. Cos’è la stampa 3D

 

Il principio fondamentale della stampa 3D è che la materia è aggiunta piuttosto che sottratta da un più grande oggetto di materia prima. Si creano nuovi oggetti attraverso la aggiunta, senza interruzioni, di strati uno sopra l’altro secondo un disegno progettuale predefinito. Da qui l’utilizzo della definizione “additive manufacturing”della tecnologia 3D.

 

  1. In quali settori è ampiamente utilizzata

 

Ad oggi i migliori mercati di sbocco dei prodotti stampati in 3D sono quelli a basso volume e struttura speciale o complessa su disegno specifico quali l’aerospazio, il medicale, l’automotive e le apparecchiature industriali.

 

  1. Quali sono i benefici e le opportunità

 

Rispetto ai metodi di produzione tradizionali, la stampa 3D permette:

 

  • minori limitazione di produzione per prodotti di forma e disegno complessi;
  • minori investimenti in attrezzature di produzione;
  • un ciclo di vita del prodotto più breve perché meno dipendente dai rendimenti di scala;
  • uno sviluppo di prodotti (rapid prototype) più rapido e flessibile, e dunque più economico.

 

Di fatto, una integrazione e combinazione della tecnologia 3D offre opportunità nei mercati esistenti, ma anche in nuovi mercati attraverso:

 

  • una soddisfazione delle esigenze dei clienti flessibile e “on demand”;
  • produzione (stampa 3D decentralizzata) e logistica di distribuzione digitale (viaggiano i file non le materie prime) più efficiente;
  • aggressione di nicchie di mercato con linee di produzione dedicate ed a basso volume, ma altamente redditizie.

 

  1. Quai sono i “costraints”

 

Ad oggi, il “rollout”della tecnologia 3D è frenato dai seguenti “costraints”:

 

  • lentezza di produzione e costi unitari elevati per le produzioni di alto volume;
  • scarsezza di risorse umane con la dovuta esperienza tecnologica;
  • infrastruttura limitata;
  • scetticismo interno alle organizzazioni rispetto alla nuova tecnologia;
  • assenza di un corpo normativo adeguato rispetto alla certificazione dei prodotti 3D;
  • vaga e debole protezione intellettuale delle stampe 3D.

 

  1. Implicazioni sull’ambiente competitivo

 

L’introduzione di una innovazione muta sempre gli equilibri competitivi. Pertanto, le aziende devono riflettere sui seguenti aspetti:

 

  • la stampa 3D offre la possibilità di produrre prodotti “low volume” economicamente, con una sola linea di produzione e indipendentemente dalle economie di scala. Ciò riduce le barriere all’entrata in mercati di nicchia;
  • prototipazione rapida, un più alto tasso di innovazione di prodotto rapida produzione di “specialty products on demand”, diminuiscono il ciclo di vita di questi prodotti. In tale scenario, è da attendersi una sistematica riduzione dei margini di profitto in mercati maturi;
  • la possibilità di produrre “on demand” in qualsiasi parte del mondo attraverso l’invio di un file digitale ad una stampante 3D collegata, modifica radicalmente la supply chain e i relativi costi di stoccaggio e trasporto. Nuovi canali di distribuzione per i prodotti e le parti di ricambio emergeranno più affidabili e più economici, aumentando i margini di profitto per i nuovi entranti rispetto alle aziende con produzioni tradizionali;
  • la possibilità di stampare, a seguito di un “reverse engineering”, parti di ricambio non più a catalogo di apparecchi industriali considerati obsoleti, permette di resuscitarne il ciclo di vita e offre opportunità a nuove aziende di entrare i mercati “after sales” e dell’usato ricondizionato. La pressione competitiva ne risulta ampliata.

 

  1. Cosa fare per essere sempre “avanti la curva” competitiva

 

Una analisi sulla tecnologia 3D, ma soprattutto una valutazione sulla capacità interna di abbracciarla, si rende, più che necessaria, imperativa:

 

In particolare, occorre:

 

  • una valutazione di impatto sul proprio ambiente di mercato e sul proprio business model;
  • una revisione della propria strategia anche alla luce dell’ingresso in nuovi mercati;
  • una scansione delle aree di business, prodotti e processi più proni a beneficiare della nuova tecnologia;
  • una revisione degli skills tecnici e commerciali interni;
  • una analisi legale su come proteggere la proprietà intellettuale dei nuovi manufatti 3D;
  • una formazione adeguata della rete di vendita e dei canali commerciali esistenti accanto alla valutazione di impiegare nuovi canali.

 

Ogni nuovo sviluppo tecnologico, prima di essere abbracciato all’interno della propria organizzazione aziendale, va sottoposto ad uno “stress test” strategico ed operativo.

La tecnologia non è mai fonte di successo in se: è la capacità di adattarsi ad essa che la rende economicamente fruibile.

È la cultura del cambiamento e dell’innovazione che distingue le aziende di successo da quelle destinate a scomparire nel lungo periodo. Molte organizzazioni soffrono l’assenza di tale cultura: perché non affidarsi ad un manager dell’innovazione?

 

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